Così Dorgali tiene vivo il rito di “Su mudonzu” – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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DORGALI. La pandemia in atto non ferma la tradizione tutta dorgalese di “su mudonzu”, e seppure in versione light e pulita, nottetempo alla vigilia del giorno della Resurrezione di Cristo, il sagrato della chiesa parrocchiale di Santa Caterina d’Alessandria è stato come da sempre vuole la tradizione, appunto, abbellito con fiori e piante portate via dalle case. È opera «dei miei angeli», ha detto durante la celebrazione della prima messa di domenica, il parroco don Michele Casula che ha raccontato di avere parlato con i ragazzi autori del giardinaggio in incognito ma con il senso dell’umorismo. «Vogliamo scrivere anche gli auguri di buona Pasqua a lei, ma come si scrive, con la c o con la q?». «Sarà meglio che non pasticciate i muri» è stata la risposta del sacerdote. Insomma per dire che tutto è andato bene.

L’esposizione dei vasi di fiori, tutti o quasi di piccola taglia era ordinata, niente vasi rotti, come spesso succedeva in passato. Un “mudonzu” ben fatto tenendo conto delle regole in vigore. La consuetudine di “su mudonzu” che non si sa quando e perché sia nata, consiste nell’addobbare la piazza antistante la chiesa parrocchiale di fiori e piante prese in “prestito” dalle case degli ignari donatori. Una tradizione che manda su tutte le furie le padrone di casa di Dorgali, che la mattina di Pasqua si risvegliano con il giardino o i balconi spogli dai fiori e dalle piante.

I proprietari, se sono fortunati, possono andare a ritirare i loro vasi nella piazza della chiesa che durante la notte è diventata una grande serra e un giardino fiorito. Uno spettacolo unico, che tutto sommato piace a tutti. Specie alle signore che si presentano per prime all’appuntamento nella piazza per portare via i vasi più belli, anche se non erano stati presi dal proprio giardino dai vari gruppi di ragazzi che, ognuno per conto proprio, prende in “consegna” un rione dove poter operare. L’usanza anche se meno sentita, viene ripetuta la notte tra il lunedì di pasquetta e il martedì nella chiesetta di Santa Lucia, nella zona alta dal paese. Usanza che comprendeva anche una escursione in cima al monte Bardia, il monte per eccellenza di Dorgali, dove sulla sommità è issata una grande croce.

Fino a qualche decennio fa nel piccolo spiazzo a circa 1.000 metri di altitudine, si celebrava anche la messa grazie a qualche giovane sacerdote che assieme ai parrocchiani si prendeva la briga di fare una scarpinata lungo il sentiero che dalla vecchia galleria (versante Cala Gonone) porta fino alla cima dopo due ore di cammino.

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