Contributi pubblici per lavori inesistenti, azienda condannata – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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CAGLIARI. Si è chiuso con la condanna il giudizio della Corte dei Conti nei confronti della società agricola “Farre, di Farre Francesco e Giuseppe” con sede a Bitti e dei titolari Giuseppe Luigi e Francesco Farre: in base alla sentenza firmata dalla presidente Donata Cabras e dal giudce estensore Lucia D’Ambrosio i due imprenditori agricoli dovranno versare 191.489 all’erario a titolo di danno erariale per aver percepito dall’Agea grazie a fatture per operazioni inesistenti o gonfiate un contributo di importo pari riferito al programma di sviluppo rurale 2007/2013. Il contributo a fondo perduto era destinato sulla carta a ristrutturare l’azienda con il riattamento del piano stradale, l’acquisto di abbeveratoi, l’installazione di recinzioni e cancelli, la suddivisione dei pascoli e l’acquisizione di macchine per un investimento complessivo di 456 mila euro, di cui una parte sarebbe stata coperta dall’Agea. La pratica, scrive la Corte dei Conti, sarebbe andata avanti fino alla concessione di un contributo a fondo perduto di 212 mila euro di cui venne corrisposto un anticipo di 106 mila euro il 14 dicembre 2011, mentre l’autorizzazione al pagamento di altri 85 mila euro sarebbe arrivato l’11 novembre 2013. L’11 marzo 2015 il direttore dei lavori e il rappresentante legale della società sottoscrissero un certificato di regolare esecuzione dei lavori, con l’attestazione di conformità delle opere al progetto per una spesa di 382 mila euro. In realtà, secondo la Corte dei Conti, a quelle somme non sarebbero corrisposti investimenti nei lavori stabiliti in progetto. In altre parole, i soldi avrebbero preso il volo verso altre destinazioni grazie alle fatturazioni di comodo firmate dalla Paker srl.

Sulla vicenda, come riporta la sentenza, è in corso anche un procedimento penale avviato dalla Procura di Nuoro partito nel 2019 nei confronti di Giuseppe Luigi Farre e di Nando Ruiu, rappresentante legale della società Paker srl che stando alle accuse avrebbe fornito alla società Farre una serie di fatture per complessivi 246 mila euro alla madre dei fratelli Farre.

Difeso dall’avvocata Maria Antonietta Masia il legale rappresentante dell’azienda agricola Giuseppe Luigi Farre ha depositato una memoria in cui ha chiesto la sospensione del giudizio in attesa che si definisca il processo penale e ha sostenuto – riporta la sentenza dei magistrati contabili – che le opere di ammodernamento e di ristrutturazione aziendale sono state effettivamente compiute dalla società e sono presenti nell’azienda agricola. Per la difesa non sussisterebbe comunque il dolo da parte dei fratelli Farre. (m.l)

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