Condanna a quattro anni per tentata estorsione – Pescheria di via Tirso – Tortolì

  • di

NUORO. È stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione Guido Cherchi, il 30enne di Siniscola accusato di tentata estorsione, minacce ai danni di una coppia (Barbara Todde e di Gianluca Lippi, parte civile con l’avvocato Merlini), e porto illegale di arma. Ieri mattina il collegio si sarebbe dovuto trasferire nell’abitazione di Felice Pala, a Torpè, per sentirlo come testimone, ma essendo stato indagato per reato connesso, tramite il suo avvocato Angelo Magliocchetti, ha fatto sapere ai giudici che si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. A quel punto il presidente Giorgio Cannas ha dichiarato chiuso il dibattimento e ha dato la parola al pm Ireno Satta per la discussione. La pubblica accusa, come già aveva fatto nel corso della prima requisitoria, ritenendo provata la responsabilità penale dell’imputato in ordine a tutti i reati a lui ascritti, ha chiesto la condanna a sei anni e dieci mesi di reclusione senza alcuna attenuante. «Il capo d’imputazione – ha detto il pm – è di tentata estorsione al fine di procurare un profitto per sé. Anche a voler ammettere che Pala avesse chiesto a Cherchi di pretendere i soldi per suo conto, nel corso del dibattimento questo elemento non è stato dimostrato. Quindi quando Cherchi ha agito, l’ha fatto per un interesse proprio, perché Pala doveva dei soldi a lui». Il pm ha inoltre ribadito il fatto che l’arma usata dall’imputato per minacciare la coppia era perfettamente funzionante. La parte civile ha confermato le conclusioni della precedente discussione. Quindi la parola è passata alla difesa. L’avvocato Fabio Varone partendo dalla idoneità dell’arma a sparare ha chiesto «se il reato sussista anche quando l’imputato porta fuori casa un’arma smontata. In questo caso – ha detto il difensore – è mancata la circostanza che l’arma potesse essere assemblata. Qui stiamo parlando di un fucile smontato che, in quella circostanza, non era utilizzabile per lo sparo. Venendo alla questione della tentata estorsione – ha aggiunto il difensore – è la parte offesa ad aver sottolineato più volte delle richieste e delle minacce ricevute da Felice Pala che pretendeva il saldo per il pagamento dell’acquisto della vettura. Come fa il pm a dire che non ci fosse interesse da parte di Pala di avere indietro la somma?».

I giudici si sono ritirati in camera di consiglio per poi uscire due ore dopo per la lettura del dispositivo della sentenza. (k.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA. – Guarda le Offerte della Pescheria di via Tirso – Tortolì

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *