Concorso per infermieri: «Tutti da condannare» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Chiusa l’istruttoria dibattimentale ieri davanti al collegio si è svolta la discussione del processo a carico di Salvatore Pinna, l’ingegnere di Desulo ritenuto il deus ex machina dell’inchiesta “Sindacopoli”, accusato insieme a Gian Luigi Casula junior di rivelazione del segreto d’ufficio, per aver favorito due candidati (Stefano Casula e Fabrizio Piras chiamati a rispondere del reato di truffa) al concorso per infermieri indetto dalla Asl di Nuoro nel 2014. Il pm al termine della requisitoria ha chiesto sentenza di condanna per tutti: 1 anno e 8 mesi per Pinna, 4 mesi per gli altri imputati. La procedura concorsuale risalente a 7 anni fa era finita sotto la lente d’ingrandimento della Procura per una vicenda di presunti favoritismi e fughe di notizie. Secondo l’accusa formulata dal pm Bocciarelli, l’ingegnere di Desulo avrebbe agevolato i due aspiranti infermieri: sarebbe riuscito ad ottenere, tramite un dipendente dell’Asl, Ruggero Piga, le 30 domande e le risposte dei quiz della prova preselettiva che poi avrebbe consegnato ai due.

L’accusa «La prova di questo procedimento nuorese è stata raggiunta con le intercettazioni telefoniche e ambientali che possono essere considerate “corpo di reato” – ha detto il pm –. Attraverso i dialoghi captati si è riusciti a cogliere momenti cruciali, in cui chiaramente attraverso raccomandazioni, Ruggero Piga (il dipendete della Asl la cui posizione si è già definita ndr), e Salvatore Pinna fanno riferimento alle domande che i candidati non devono far circolare per nessuna ragione, ma che devono essere imparate a memoria. C’è un passaggio che riguarda Piga e Pinna – ha aggiunto Bocciarelli – che dà proprio il paradigma della modalità operativa dell’ingegnere di Desulo, la sua gestione privata della pubblica amministrazione. «Mi raccomando è una cosa delicata» dice Ruggero Piga a Salvatore Pinna che risponde: «Sai che è gente fidata».

La difesa «Le intercettazioni non possono essere considerate corpo del reato ma solo mezzo di ricerca della prova». L’avvocato Francesco Lai difensore di Pinna, nel ribadire l’inutilizzabilità delle intercettazioni, prima di concludere la sua arringa con una richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste, ha sottolineato: «In questo procedimento non c’è la prova provata che quelle domande siano state consegnate né che siano state decisive per la selezione. Nelle intercettazioni si fa riferimento all’Alfa test, che nulla ha a che vedere con le domande del concorso». Alle stesse conclusioni sono giunti poi gli altri difensori. «Gian Luigi Casula junior – ha detto l’avvocato Simonetta Pinna – è accusato solo perché fratello di uno dei candidati. Non c’è traccia del passaggio da Pinna a Casula delle domande, perché lo stesso non è presente». Quindi l’avvocato Giovanni Satta ha aggiunto: «Non c’è prova a carico di Piras. Il reato di truffa è inconsistente». Lo stesso ha ribadito l’avvocato Giovanni Melis, difensore di Stefano Casula.«Non ha un solo elemento di intercettazione. Casula studia e supera la prova solo per quel motivo». Il 1° aprile la sentenza.

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