Centri estivi: il Comune perde i fondi – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Il Comune di Nuoro ha perso il finanziamento del decreto “Sostegni” per il 2020, destinato a potenziare i centri estivi diurni e contrastare la povertà educativa. Ora le strutture che erano state autorizzate dall’amministrazione comunale al funzionamento subito dopo il lockdown, sono sul piede di guerra. Si tratta di 12 centri estivi dai 3 ai 17 anni e altri 7 dai 3 mesi ai 3 anni. Dopo lunghe e continue sollecitazioni per l’erogazione dei ristori ministeriali per lo scorso anno, che avrebbero dovuto alleviare il carico di spese affrontato durante la pandemia, i titolari delle società hanno scoperto che quel finanziamento di 94mila euro, erogato dal Ministero del Lavoro, è andato perduto. Dopo un anno e mezzo i centri estivi diurni, che da giugno a settembre 2020 avevano attivato e potenziato il servizio, affrontando l’incidenza dei costi aggiuntivi dovuti alla ripresa delle attività nel rispetto delle direttive ministeriali per il Covid, arrivando pure a indebitarsi, scoprono che di quei soldi non vedranno neppure un centesimo. I lunghi silenzi dell’amministrazione non promettevano nulla di buono. Inutili erano state le richieste di incontro e di chiarimento per la mancata rendicontazione e l’erogazione dei finanziamenti, fermi da dicembre nelle casse comunali. «Avevamo seguito l’iter del bando pubblicato dall’Ente per ottenere l’autorizzazione per l’attivazione del servizio – dicono i titolari dei centri – e avevamo presentato il progetto sulle attività organizzate per bambini e adolescenti (da 0 a 17 anni), nel rispetto del Dpcm regionale. Il Comune ci aveva chiesto anche l’integrazione della documentazione con scheda dei costi realmente sostenuti per l’adeguamento della struttura e del servizio, nel rispetto delle linee guida dettate per la pandemia. Sarebbe dovuto servire per valutare l’assegnazione del contributo. Documentazione da noi trasmessa entro i termini imposti (7 giorni) attraverso pec nell’aprile 2021. Nonostante tutto, però, di quei fondi non abbiamo più saputo nulla». Ieri la sorpresa, ufficializzata dall’assessora comunale ai Servizi sociali, Fausta Moroni, che ha comunicato la perdita della somme che il Comune ora dovrà restituire al ministero. O parte di esse, visto che circa 32mila euro dei 94mila, sarebbero stati destinati al Centro estivo comunale gestito dalla Lariso, unico ad aver rendicontato in tempo utile. Un qui pro quo tra i titolari dei centri estivi e l’amministrazione che in questi mesi ha tentato, seppur invano, di salvare il salvabile, e ora cerca di dare una spiegazione a quanto è successo. L’assessora lo fa partendo dalla richiesta di ripresa delle attività. «I centri estivi – dice Fausta Moroni – nel giugno 2020 avevano fatto domanda di autorizzazione per la ripresa. Avevano presentato un progetto con tanto di piano sulla sicurezza, in grado di garantire un’accoglienza ai bambini e a un numero adeguato di educatori. Allora non si aveva ancora alcuna certezza sui fondi che sarebbero stati destinati alle amministrazioni. Certezza avuta solo a luglio con il successivo arrivo dei fondi all’ufficio Tesoreria che ha istituito un capitolato di entrata. Il Comune a dicembre 2020, però, doveva ancora approvare il bilancio di previsione e non poteva perciò incamerare quelle somme, che erano rimaste ferme nelle casse dell’ente».

Ma a rallentare ulteriormente l’iter per l’assegnazione di quei fondi, una sorta di blackout comunicativo nel novembre 2020, tra gli uffici e le attività private, che non avendo ricevuto alcuna richiesta da parte del Comune, non avevano potuto presentare la manifestazione di interesse per il bando. Rendicontazione che i titolari delle imprese avevano presentato successivamente nell’aprile 2021. Fuori tempo massimo, però. Nel frattempo, infatti, i termini per l’utilizzo dei fondi del decreto “Sostegni” erano scaduti. Ora quei centri estivi, che hanno ripreso la loro identità come asili nido, scuole e associazioni, guardano all’orizzonte con apprensione, pensando ad altri due bandi regionali: “Primi passi” e “Riprogettare insieme, ai quali avevano partecipato. «Non vorremmo – concludono infuriati – che il Comune si facesse sfuggire ancora una volta occasioni importantissime per le nostre attività».

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