Cavallette nel Marghine ora è stato d’emergenza – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NORAGUGUME. «Ormai sussistono le condizioni per richiedere lo stato di emergenza. L’assessora regionale all’Agricoltura, Gabriella Murgia, si rechi in paese per vedere con i propri occhi la catastrofe biologica che si sta consumando nella media valle del Tirso». Questo l’appello disperato del sindaco, Rita Zaru. A un anno di distanza dall’invasione delle cavallette niente è cambiato. Gli allevatori sono allo stremo delle forze. Milioni e milioni di insetti continuano, indisturbati, a fare razzia nei campi. La raccolta del fieno è seriamente compromessa. «Già nel 2020 il Comune – sottolinea il primo cittadino – aveva chiesto interventi preventivi e fondi per contrastare il fenomeno, ma nulla è stato fatto. Ci sentiamo abbandonati a noi stessi. La nostra è un’economia agropastorale. Come si può pensare di trarre sostentamento da terreni preda della voracità di questi animali? Chiedo con forza che la politica intervenga con ogni mezzo possibile. Non si può continuare a rimanere indifferenti alle richieste d’aiuto che provengono dalla comunità».

I proprietari terrieri sono amareggiati e arrabbiati allo stesso tempo. «Le nostre sono solo parole al vento. Il centro Sardegna sembra contare poco o niente», tuona Maurizio Demuru, presidente Coldiretti sezione Noragugume-Dualchi. «Se uno scempio di tale portata avesse interessato le località costiere, meta di visitatori, sono certo che si sarebbe corsi ai ripari pur di non mandare in fumo la stagione turistica. E, invece, qui la raccolta del fieno è andata in malora. Gli animali non lo mangiano. Puzza troppo per via della presenza delle cavallette».

«Ho perso l’orzo, l’avena e il grano», aggiunge Gianni Spada. Lui, come tanti altri allevatori, è disarmato. «Abbiamo provveduto ad arare i campi, come ci è stato suggerito, ma se non si interviene per liberare strade e cunette, dove si annidano gli insetti, è tutto lavoro sprecato. A mio avviso – dice – l’unica maniera per debellarli sono i pesticidi”.

La legge ne vieta l’utilizzo, così, è stato proposto un piano B. «La bruciatura – precisa il presidente della locale sezione Coldiretti – sarebbe una valida alternativa. Se si fosse intervenuti un mese fa sulle larve, non saremmo arrivati a questo punto». Un punto di non ritorno, secondo molti. E in attesa che la Regione salvi il salvabile, gli allevatori fanno la conta dei danni. Settemila gli euro persi da Maurizio Demuru. Ma c’è chi ne ha visti svanire 100, 150 mila. «E l’anno prossimo andrà anche peggio», afferma deciso Gianni Spada: «Le uova si schiuderanno e le cavallette continueranno a distruggere le colture. Nell’indifferenza più totale».

«È doveroso – conclude la sindaca – promuovere ogni azione che tuteli gli interessi e salvaguardi i diritti degli operatori economici».

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