Causa “Pineta Albano”, parola fine sul contenzioso – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MACOMER. La seconda sezione del Consiglio di Stato, con una sentenza pubblicata lo scorso mese di febbraio, ha definitivamente posto la parola fine al ventennale contenzioso tra i proprietari della Pineta Albano e il Comune di Macomer. La camera di consiglio presieduta da Giampiero Paolo Cirillo ha respinto l’appello presentato dagli eredi Albano – famiglia che giocò un ruolo di rilievo nel corso del Novecento contribuendo a scrivere la gloriosa pagina dell’industria casearia in Sardegna con Macomer come centro produttivo più importante – i quali avevano deciso di impugnare la precedente sentenza del Tar Sardegna che aveva a sua volta rigettato un precedente ricorso.

Oggetto del contendere di questa lunghissima ed intricata diatriba è il Puc, piano urbanistico comunale, approvato dall’ente locale con delibera consiliare nell’anno 2000. Sulla base di quel piano di regolamentazione urbanistica e con l’approvazione delle successive varianti, la Pineta Albano fu individuata dal Consiglio comunale macomerese come area da destinare alla costruzione di un nuovo edificio scolastico, nello specifico dell’Istituto tecnico commerciale. Una decisione che i proprietari dell’area che si affaccia su viale Pietro Nenni impugnarono nel 2002 e che, nel 2007, a seguito del diniego del Comune all’accoglimento di una proposta per la costruzione di un edificio ad uso commerciale, fu integrata con motivi aggiuntivi. Della nuova scuola alla fine non se ne fece nulla. Nel 2009, con una delibera di giunta, l’amministrazione guidata dall’allora sindaco Riccardo Uda espresse contrarietà alla realizzazione dell’istituto scolastico, decretando per l’area la destinazione a verde pubblico valida ancora oggi. Il Tribunale amministrativo della Sardegna, esprimendosi sul caso nel 2012, aveva respinto in toto le istanze presentate dalla famiglia Albano – con le quali si chiedeva l’annullamento di tutti gli atti comunali e il contestuale risarcimento dei danni subiti – condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali in favore dell’amministrazione comunale. L’organo amministrativo aveva riconosciuto il carattere generale insito nello strumento di pianificazione territoriale adottato dal Comune di Macomer, respingendo l’assunto, sostenuto dai ricorrenti a giustificazione del ritardo nell’impugnazione, che si trattasse di una scelta isolata e particolare che avrebbe comportato un obbligo di comunicazione individuale da parte del Comune verso la proprietà. In ragione di ciò, il Tar aveva bollato come tardiva l’impugnazione da parte dei proprietari dei terreni, che avrebbero dovuto impugnarli entro i termini stabiliti, ovvero quelli che decorrono dalla pubblicazione degli atti sul Buras. Trascorsi 6 anni da quella sentenza e quasi 20 dall’avvio della controversia, ora è arrivato il pronunciamento del Consiglio di Stato, il quale ha sostanzialmente condiviso le argomentazioni sulle quali il Tar non aveva dato seguito alle ragioni della proprietà. Ricostruendo l’iter di approvazione del Puc e delle sue varianti, il più alto organo amministrativo ne ha riscontrato la natura generale e complessiva, respingendo tutti i motivi d’appello e confermando la sentenza impugnata. Questa volta le spese processuali sono compensate.

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