Caso Cadeddu: istruttoria riaperta – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. La sentenza attesa alle 14 non è arrivata. Il presidente del collegio, Giorgio Cannas, un’ora dopo ha annunciato di dover disporre la riapertura dell’istruttoria dibattimentale del processo a carico di Roberto Cadeddu, presidente della Confesercenti (difeso dagli avvocati Gianfranco Mattana e Luca Pennisi), accusato di molestie sessuali nei confronti di una dipendente (riqualificate dal pm Bocciarelli in sede di requisitoria, in tentate ndr), per chiedere chiarimenti a una teste che sarà sentita nell’udienza del 26 maggio, in merito alle dichiarazioni che aveva rilasciato a due mesi dal fatto, e successivamente, un anno e mezzo dopo.

Le inchieste Occorre ricordare che Roberto Cadeddu dopo aver licenziato la dipendente, venuto a conoscenza del fatto che la ragazza stava raccontando in giro di un presunto tentativo di approccio da parte sua, aveva deciso di querelarla per diffamazione. A questa denuncia, poco dopo, era seguita quella della presunta vittima che lo aveva accusato di violenza sessuale. Un’altra dipendente che il 24 maggio 2017, giorno in cui si sarebbero verificati i fatti, aveva raccolto le confidenze della collega, sentita dalla polizia giudiziaria il 31 agosto avrebbe dichiarato che la ragazza le aveva riferito: «Roberto ci ha provato e ha cercato di attirarmi a sé». In quella occasione non si sarebbe parlato di tentativi di baci, né di costrizioni, e neppure di fuga da parte della presunta vittima. Le indagini per il procedimento relativo alla diffamazione nei confronti della ex dipendente, e per la violenza sessuale a carico di Cadeddu, erano state fatte anche sulla base di quel verbale nel quale le dichiarazioni della persona offesa (ora parte civile con l’avvocato Adriano Catte) non avrebbero trovato piena conferma nelle affermazioni della testimone. Dopo la chiusura delle indagini svolte dalla polizia, non essendo emersi elementi sufficienti per portare l’accusa in giudizio, il pm Bocciarelli aveva chiesto al gip Cozzella l’archiviazione per entrambi i reati. A questa richiesta, però, c’era stata opposizione delle parti. Il giudice aveva chiesto un supplemento di indagine che, alla fine aveva portato a disporre l’archiviazione della posizione dell’ex dipendente accusata di diffamazione, e il rinvio a giudizio per il presidente della Confesercenti per le molestie. La testimone, sentita un anno e mezzo dopo, avrebbe dato un’altra versione dei fatti, aggiungendo particolari, compreso il tentativo di bacio. Su questi punti la donna dovrà riferire nel corso della prossima udienza.

Le repliche Intanto ieri nell’aula al primo piano del palazzo di giustizia ci sono state le repliche. Il pm, nel chiedere conferma delle conclusioni (aveva sollecitato una condanna 8 mesi), ha sollevato alcune questioni: «Della circostanza del licenziamento palesato da Cadeddu alla persona offesa, prima della famosa cena, non c’è traccia – ha detto Bocciarelli –. Il fatto viene manifestato dall’imputato solo nella parte finale del dibattimento. La difesa, su questa circostanza, non fa alcuna contestazione alla persona offesa. Penso che sia qualcosa tirata fuori alla fine e non verificabile». La parola poi è passata alla parte civile che si è soffermata sulle affermazioni della difesa che aveva definito la parte offesa “mitomane”. «Non mi sembra – ha detto l’avvocato Catte – che la ragazza abbia manifestato manie di protagonismo, considerando che ha rinunciato a presenziare al processo, e quando è stata sentita ha chiesto venissero chiuse le porte. La verità è che la ragazza racconta la storia non perché licenziata, ma perché il fatto è realmente accaduto». L’avvocato Mattana, difensore dell’imputato, ha dichiarato: «Cadeddu non ha licenziato la dipendente il 23 maggio. Il giorno le aveva anticipato che non le avrebbe rinnovato il contratto. Lei si era presentata nei giorni successivi e per questi era stata pagata. Ritengo, invece, sia singolare il fatto che la ragazza dopo aver subito la presunta violenza sia ritornata al lavoro. Il motivo è che non aveva nulla da temere».

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