«Caro mangimi, noi sottopagati» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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LOTZORAI. L’impennata del costo del mangime e il crollo dei prezzi della carne rappresentano un binomio drammatico. Se a questo si aggiunge il mancato arrivo dei contributi promessi dalla Regione per il Covid 19 e l’ulteriore stop dell’export per la Peste suina africana, si sfiora la tragedia. Lo urla a gran voce l’allevatore talanese Stefano Arzu che per acquistare il mangime (all’incirca 8-10 quintali al giorno) si è dovuto indebitare con una banca per 20mila euro. E se questa situazione sta mettendo in ginocchio l’azienda modello che Arzu, figlio e nipote di allevatori, conduce un’azienda agricola modello in località “Arbuleu”, nelle campagne tra Lotzorai e Talana, non è difficile immaginare cosa può accadere a realtà meno strutturate.

«Il costo del mangime nel giro di un mese è passato da 35 a 42 euro al quintale, un aumento vertiginoso che incide pesantemente nei costi di produzione» racconta l’allevatore che sottolinea come il prezzo della carne di maiale abbia, invece, subito un tracollo. «A fronte di questa maggiorazione dei costi c’è l’altro aspetto drammatico: le scrofe mi vengono pagate 70 centesimi a chilo, i maialetti a 2 euro e 50» dice Arzu che al-leva capre e mucche nel rispetto di tutte le regole sanitarie e del benessere animale e oltre 400 maiali, alle-vati in biosicurezza. L’amarezza per la recente proroga del blocco dell’export di carne e prodotti della filiera suinicola disposto dal provvedimento della commissaria europea alla Salute e sicurezza alimentare, la cipriota Stella Kyriakides, si trasforma in rabbia quando Arzu tocca il tasto dei contributi per l’emergenza sanitaria.

«In tutti questi anni ho tenuto duro e ho sostenuto dei costi ingenti per adeguarmi al-le norme soltanto perché credevo nelle prospettive future legate all’eradicazione della malattia. Il mercato interno della Sardegna non basta e il via libera alla commercializzazione della filiera suinicola avrebbe rappresentato la consacrazione di un percorso virtuoso e un’opportunità di crescita economica. Ora – incalza l’allevatore ogliastrino – tutto questo non c’è e non ci sono neanche i contributi che ci sono stati promessi quando è scoppiata la pandemia». Aspettative tradite anche dalle istituzioni regionali, dunque, che non hanno dato seguito agli impegni presi per contrastar gli effetti dell’emergenza sanitaria.

«Per un lungo periodo i maialetti sono rimasti invenduti e ora che i ristoranti riaprono il prezzo è crollato. I contributi non sono mai arrivati e Il mondo delle campagne è in ginocchio. La Regione – chiede Arzu – cosa sta facendo? Perché non interviene prima che sia troppo tardi?».

L’allevatore talanese, che riveste il ruolo di presidente di sezione di Coldiretti nel suo paese ed è da sempre molto attivo nel mondo delle campagne, ricorda che il settore suinicolo è messo in ginocchio da 42 anni di peste suina africana (che pure grazie all’impegno dell’Unità di progetto per l’eradicazione nei mesi scorsi sembrava sconfitta visto che l’ultimo focolaio in Sardegna risale al settembre del 2018) ma non so-lo. «La sopravvivenza di tanti allevamenti è legata all’intervento dei vertici regionali che in questo momento, però, sembrano interessati ad altre cose. Non è pensabile – conclude l’allevatore talanese – che a pagare per l’inadeguatezza altrui sia il mondo delle campagne, un mondo già in grande difficoltà».

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