Carenza cronica di medici «L’ospedale è allo stremo» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. La Nuova Sardegna di ieri ha dato notizia del giallo intorno alla chirurgia dell’ospedale San Francesco, che resta chiusa anche oggi. Più che una sorpresa, considerati i precedenti, è stata l’occasione per gridare contro una sanità che sembra dovere lasciare Nuoro e provincia con molti vuoti. Cosa che le forze sociali denunciano da anni. Proprio l’ospedale non riesce a garantire più sulle prestazioni legate alla salute. Il segretario territoriale della Cisl Funzione pubblica, Giorgio Mustaro, spiega il perché: «Il problema più grosso è la carenza negli organici, da quello dei medici al personale infermieristico e tecnico. L’unica strada è di bandire i concorsi – aggiunge – anche se temo che prima ci sarà ancora da soffrire».

La difficoltà è proporzionale alle carenze. Su 500 medici in organico, all’appello ne mancano 130, al lavoro restano soltanto in 370. Venti i tecnici assenti e altrettanti Oss, operatori socio-sanitari. Tra gli infermieri, le assunzioni al tempo del Covid-19 hanno riempito qualche vuoto, ma non al punto da sanare tutte le situazioni. Il segretario della Cisl, come tanti cittadini che hanno a cuore sanità e servizi, la criticità la coglie però prima di tutto tra il San Francesco di qualche anno addietro e quello odierno: «La struttura messa su – spiega – corrispondeva al cosiddetto “hub”, un polo di eccellenza, il terzo dell’isola, dopo Cagliari e Sassari. Oggi – continua il segretario della Funzione pubblica – la condizione è quella di ospedale di primo livello, né più e né meno di altri della provincia, a iniziare da Lanusei. Cos’è cambiato? Che alcune specialità – rimarca – non ci sono più, o sono state ridimensionate. Altra cosa, gli stessi finanziamenti sono commisurato alla nuova categoria».

Ora, le ragioni del depotenziamento, sul filo di un discorso dove non c’è l’attacco politico, ma la mera constatazione: «La sanità a livello nazionale – ricorda Mustaro – ha subito tagli ingenti, che hanno avuto maggiori conseguenze nelle realtà già deboli. Per quanto riguarda la politica della Regione – dice ancora – non so se c’è stata la volontà di favorire i due poli forti, e la stessa sanità privata, anche dovendo sacrificare Nuoro. Fatto sta comunque che la situazione creatasi è proprio questa».

Dal ridimensionamento ne sono usciti malconci la chirurgia, l’oculistica, la nefrologia, la stessa cardiologia. Quando poi un anno fa è arrivato il Covid, la botta è stata per il reparto di oncologia, la geriatria e la rianimazione, completamente monopolizzata dai positivi al virus, che necessitavano della terapia intensiva.

Ancora la lettura di Mustaro: «L’emergenza è chiaro che ha richiesto una ridefinizione di spazi e ha creato nuove priorità. Ma il San Francesco – ricorda – non era più la struttura sanitaria di un tempo dapprima della pandemia. Lo confermano gli stessi vuoti tra gli organici dei medici e tra i responsabili dei reparti – aggiunge – perché è mancata una politica per trattenere a Nuoro gli operatori sanitari, incentivandoli sia sotto l’aspetto professionale, sia sotto quello economico». La soluzione per Giorgio Mustaro è di ripercorrere a ritroso il cammino e restituire alla sanità nuorese quanto è venuto a mancare: «Parliamo della salute della gente – conclude – e di un servizio fondamentale in un paese civile».

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