Bolotana, nessun focolaio rientra l’allarme scrapie

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BOLOTANA. Ci sono voluti due anni di sorveglianza sanitaria dell’allevamento ovino, ma alla fine l’allarme scrapie è rientrato. Gli allevatori di Bolotana che hanno le loro aziende zootecniche nelle campagne di Bardosu, nella parte bassa del territorio del paese, possono tirare un sospiro di sollievo: il servizio di sanità animale della Assl di Nuoro ha comunicato alla sindaca, Annalisa Motzo, che non sussistono più le condizioni che avevano portato, due anni fa, all’emissione dell’ordinanza di sorveglianza sanitaria dell’allevamento. Da qui la proposta di revoca immediata del provvedimento.

Cosa che la prima cittadina ha fatto revocando l’ordinanza emessa il 31 ottobre 2018 con la quale l’allevamento di Bardosu veniva messo sotto sorveglianza per un focolaio di scrapie: la malattia neurodegenerativa e infettiva che colpisce pecore e capre fino a provocarne la morte. Un fenomeno particolarmente attivo nelle campagne del Marghine e che, negli anni scorsi, ha provocato l’abbattimento di centinaia di capi. I territori più colpiti sono stati quelli di Macomer, Bolotana, Silanus, Sindia, Bortigali, Lei, Dualchi e Noragugume. L’ultimo focolaio della malattia è stata segnalato nell’agosto del 2020 proprio in quest’ultimo centro in un’azienda sita in località Baccarzos. Immediata anche in questo caso l’ordinanza del sindaco con la quale si disponeva il sequestro dei capi e la conseguente macellazione e sorveglianza sanitaria. Quello della scrapie è, dunque, un fenomeno sempre in agguato nelle campagne del centro Sardegna e difficile da sradicare.

Nelle campagne del Marghine, da una decina di anni a questa parte, si registra un’altissima incidenza della malattia conosciuta anche con il nome di pecora pazza. Il morbo è causato dal prione, una proteina che normalmente è presente nell’ animale sano e che subisce un’alterazione.

La scoperta della malattia impone ai sindaci, su segnalazione del servizio veterinario delle Assl, di emanare un’ordinanza con la quale si ordina la macellazione di capi ovini infetti e la sorveglianza sanitaria dell’allevamento per non meno di due anni: un periodo ritenuto sufficiente per debellare la malattia applicando una serie di misure cautelari. In particolare, oltre all’applicazione di alcuni accorgimenti nella riproduzione controllata del bestiame, l’ordinanza impone il divieto di spostamento del bestiame; l’isolamento degli animali ammalati da quelli sani; il continuo prelievo dei campioni per gli esami diagnostici; disinfezioni periodiche dell’ovile e l’obbligo di non portare il latte prodotto fuori dall’azienda. Tutte misure preventive che puntano a evitare che la malattia possa diffondersi agli allevamenti vicini, provocando danni alle aziende dalla mancata vendita del latte e della carne. Per la sua prevenzione l’unica arma a disposizione è la selezione genetica.

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