Bitti: «Speriamo nel Recovery» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. L’ultimo Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi scatta una fotografia impietosa delle aree interne in Sardegna, con il Nuorese e l’Ogliastra che si confermano territori ad altissima fragilità, dove le gravi carenze in servizi e infrastrutture si combinano con maggiori rischi di tenuta delle aziende. È il quadro di un divario ben noto e di cui si parla da decenni senza che siano state messe in campo misure concrete in grado di generare una reale inversione di tendenza. «La pandemia non ha fatto che acuire i divari aggravando le difficoltà dei territori più deboli e se prima la situazione era gravissima, adesso rischiamo di arrivare a un punto di non ritorno – dice il presidente di Confindustria Sardegna Centrale Giovanni Bitti –. Tra chiusure prolungate causa Covid, lentezze della campagna vaccinale, incertezze sull’avvio della stagione turistica, inefficacia degli aiuti che per la maggior parte delle aziende sono stati inesistenti, le realtà produttive resistono con forti difficoltà, in un contesto economico e finanziario difficile, dove anche le aziende sane rischiano. La fragilità del tessuto economico si accompagna a gravi disagi e inefficienze sul fronte dei servizi e del sociale». Quanto emerge in questi mesi sulla Sanità nuorese è l’emblema dello stato di decadenza di un territorio sempre più marginale e in fortissima difficoltà. «Desta preoccupazione che si possa prospettare la chiusura di interi reparti ospedalieri per mancanza di personale – aggiunge Bitti –. È il segnale di una situazione generale di massima emergenza non soltanto economica ma anche sociale. Da anni assistiamo silenziosamente a una lenta e continua riduzione dei servizi essenziali nel territorio». Ai gravi problemi del San Francesco si aggiunge quanto accade negli uffici pubblici, che senza personale sufficiente arrancano a scapito di cittadini e imprese. Gli ultimi casi della Motorizzazione e della chiusura del presidio della Stradale a Fonni sono la punta dell’iceberg di una situazione che preoccupa, e che si aggiorna di continuo, per esempio con i recenti allarmi per l’Archivio di stato, in una lista che potrebbe allungarsi ancora. «Occorre riconoscere – prosegue il presidente – che il nostro è un territorio disagiato, per via delle grandi distanze rese più pesanti da deficit strutturali, dalla mancanza di collegamenti e strade adeguate, carenze nei trasporti interni, nei servizi e nelle infrastrutture, a cominciare dalle reti telematiche. Paghiamo il prezzo di decenni di disattenzione verso il territorio, occorre però iniziare a risolvere i problemi prima che sia troppo tardi. Speriamo che il territorio unito abbia uno scatto di orgoglio e faccia valere le proprie ragioni, e insieme sindaci, forze economiche e sociali condividano alcune priorità da porre sul tavolo di Governo e Regione anche in vista del Piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui a oggi non sappiamo nulla. Da imprenditori e cittadini siamo preoccupati – rimarca –. Senza politiche adeguate la situazione peggiorerà e l’abbandono del territorio sarà un fenomeno irreversibile. Chi fa impresa a Fonni, Tonara, Bitti, Lanusei, solo a titolo di esempio, paga le stesse tasse di chi lavora a Olbia o a Cagliari, ma con costi maggiori e meno servizi. Quanto potremo continuare così? Ci sarà un’altra generazione di imprenditori disposta a subire queste diseconomie e penalizzazioni a costo di vivere in un territorio senza servizi? Ecco perché sono fondamentali unità di intenti e il supporto della Regione per far valere i diritti del territorio. Servono strumenti compensativi efficaci, investimenti strutturali e politiche di sostegno che diano slancio all’economia delle aree interne e montane. Il Recovery plan e la prossima programmazione europea – conclude Bitti – rappresentano l’ultimo treno per uscire da questo stato di marginalità e poter riprogrammare un futuro.

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