«Basta con le chiusure: non siamo noi gli untori» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

  • di

NUORO. È un grido di rabbia quello che arriva dal settore del commercio, della ristorazione e beverage per le ennesime restrizioni della zona rossa. Un grido al quale i commercianti della via Majore hanno deciso di dare ancora più voce attraverso un flashmob, a distanza, ma tutti uniti, lungo la via dello shopping nuorese. Le parole hanno lasciato spazio ai fatti: alle 11:45 in punto il popolo degli esercenti barbaricini si è dato appuntamento nel corso Garibaldi dove in silenzio al centro della via, titolari e dipendenti delle 120 attività presenti hanno impugnato il volantino simbolo della manifestazione, “Vogliamo aprire non chiudere”.

La manifestazione promossa dal Centro commerciale naturale del Corso ha visto la partecipazione degli esercenti di via Lamarmora, viale Repubblica e via Roma. «Il vaso è colmo – commenta Salvatore Piredda, presidente dei commercianti del Corso – Lo dimostra la grande partecipazione non solo dei commercianti del Corso ma di tutti gli esercenti della città che hanno sentito il bisogno di sottolineare il grande disappunto e la forte preoccupazione per la disparità nelle chiusure tra le categorie merceologiche. L’obiettivo è portare l’attenzione su un settore in grave sofferenza, con ristori insufficienti e le collezioni, gli affitti e le tasse da pagare, a questo si aggiunge la totale incertezza su una ripartenza». Ed è proprio questo senso di incertezza che sta esasperando gli esercenti e che ha fatto scattare la scintilla ieri mattina.

«Stanchi e stremati dopo 13 mesi di apri e chiudi diciamo basta – ammonisce Antonio Sanna titolare dello store Rodrigo e Officina tessile – Stiamo attingendo dai risparmi di 25 anni di attività per onorare i debiti ed evitare di mettere a repentaglio posti di lavoro, ma quei fondi stanno finendo così come la nostra pazienza». L’ennesima chiusura dopo quella pasquale, che sta mettendo a dura prova le casse degli imprenditori barbaricini che lamentano magazzini stracolmi di merce e affitti da pagare. «Se l’obiettivo di questa chiusura è far scendere i contagi allora non capisco come mai in città la gente passeggi anche in gruppo – sottolineano Isacco Dadea dello store Dadea e Nicolina Carta di Appunti di Viaggio –. Ci stanno facendo passare per untori e allora ci trattino come tali dandoci ristori adeguati che coprano almeno il 30 per cento delle perdite e non l’1 per cento perché noi le collezioni le abbiamo pagate così come tasse e affitti». Rabbia e disperazione anche da chi l’attività ha potuto tenerla aperta: «Siamo aperti ma è come se fossimo chiusi – dice Lina Pisoni di Bimbi eleganti –. La gente ormai è terrorizzata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

– Guarda le Offerte della Pescheria di via Tirso – Tortolì

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *