Anziani maltrattati: assolti gli imputati – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Un processo durato tre anni, con decine di testimoni, dell’accusa e della difesa, sentiti in aula alla ricerca della verità e della ricostruzione di quanto accaduto nella casa di riposo di via Aosta, dal 2015 al 2016. «Il fatto non sussiste». Con questa formula il giudice Federico Loche ha emesso la sentenza di assoluzione, che ha chiuso il “processo bis” sui maltrattamenti agli anziani, ospiti della struttura cittadina. Ieri le repliche dei difensori degli imputati: Francesco Lai per la direttrice Rosanna Serra, e Annamaria Musio per l’operatore socio sanitario Genci Nikaj. Entrambi, dopo la lettura del dispositivo, hanno espresso grande soddisfazione per l’esito processuale, nonostante la gogna mediatica a cui sono stati esposti per lungo tempo i loro assistiti. Che ieri erano assenti, e per i quali il pm Giorgio Bocciarelli aveva chiesto la condanna. A 2 anni e mezzo per la Serra, e a un anno e 4 mesi per l’Oss. Secondo l’accusa, infatti, gli episodi che si erano verificati all’interno della casa di riposo, erano noti a tutti, anche alla direttrice che non aveva vigilato in modo adeguato perché quei fatti non accadessero. L’operatore sanitario, invece, si era proprio reso responsabile dei maltrattamenti in almeno due occasioni, dando schiaffi e pugni a uno degli ospiti. Opposta la tesi dei difensori. L’avvocato Lai ha sempre sostenuto che se la direttrice fosse stata a conoscenza di quanto succedeva all’interno della struttura, sarebbe intervenuta subito. Nessuno, invece, l’aveva messa al corrente delle cose, perciò lei non aveva potuto assumere una posizione di garanzia nei confronti degli ospiti. «Non si può negare che i maltrattamenti ci siano stati – ha rimarcato anche ieri il difensore – ma chi li ha posti in essere è già stato condannato. È importante circoscrivere il campo delle responsabilità». Dello stesso tenore le repliche dell’avvocata Musio: «Episodi rilevanti a carico di Nikaj non ce ne sono stati. La realtà è stata un’altra rispetto a quella descritta dal pm. Nikaj non ha mai dato colpi all’ospite Nonne che spesso si opponeva. Al contrario, è sempre stato premuroso nei suoi confronti».

Il processo che si è chiuso ieri era il secondo partito dall’inchiesta sulla casa di riposo di via Aosta, a seguito della denuncia presentata dai familiari di un anziano. Un primo procedimento si era concluso in Corte d’Assise, nel dicembre 2017, con la condanna della direttrice e dell’allora presidente dell’associazione che gestiva la struttura, Gianluigi Masala, a 5 anni per “abbandono di incapace” aggravato dall’evento morte. Nell’ottobre 2020, però, i giudici della Corte d’assise d’appello di Sassari, avevano smantellato la sentenza di primo grado. Serra e Masala erano stati assolti dall’accusa di abbandono di incapace con la formula “perché il fatto non sussiste”. Era rimasta in piedi l’accusa per la morte di un’anziana, ospite della struttura, che si era uccisa buttandosi dalla finestra. Per i giudici, però, quella morte non era stata causata da uno stato di abbandono ma da una mancata sorveglianza momentanea: il fatto era stato riqualificato in “omicidio colposo”. Così per gli imputati si era passati da una condanna iniziale a 5 anni, a una di un anno. È ancora pendente il ricorso in Cassazione.

Nel frattempo, nel giugno 2018, aveva avuto inizio il “processo bis”. Anche per questa seconda tranche la Procura si era avvalsa delle indagini della Polizia, che aveva posizionato nella casa protetta delle telecamere, per avere riscontri sui presunti maltrattamenti. Immagini che avevano documentato percosse, calci e pugni, nei confronti di alcuni anziani. Per quegli episodi, Rosanna Serra aveva trascorso 4 mesi ai domiciliari. Ieri l’assoluzione.

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