Allarme crolli a San Pietro «Quella casa è una topaia» – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. Allarme crolli in centro storico, si mobilitano i residenti. C’è un rischio concreto per la casa appartenuta alla famiglia Pirari Varriani, protagonista della vita artistica dell’Atene sarda, posta tra via Ferracciu e via Salaris. Il mastodontico immobile che ricopre la superfice di un intero isolato, confina con cinque costruzioni abitate. I residenti, tra i quali anziani ed intere famiglie, vivono una situazione di rischio non solo in termini di sicurezza ma anche di carattere igienico-sanitario. Sono gli stessi abitanti del luogo a denunciare il grave pericolo: «La casa in questione è sprovvista di tetto e solai ed è alla mercé delle intemperie che creano numerose infiltrazioni. C’è anche – spiega Massimo Farris, uno dei residenti – un concreto rischio sanitario dovuto alla presenza massiccia di ratti. Gli interni sono coperti da un metro e mezzo di guano di piccione. È presente anche un albero di fico che sta deturpando i muri delle abitazioni circostanti oltre a miliardi di termiti che provengono da quella casa e che sono entrate nelle abitazioni distruggendo gli infissi. Questa situazione a noi crea non solo ansia ma anche ingenti spese di manutenzione». Sono stati interpellati tutti gli organi preposti alla risoluzione della situazione ma senza risposte concrete: «Per cercare di risolvere il problema – prosegue Farris – sono stati chiamati in causa i vigili del fuoco che hanno delimitato la zona con le strisce bianche e rosse. È stata fatta anche una informativa alla Procura della Repubblica e al Comune di Nuoro oltre che all’ufficiale sanitario. È stata interpellata anche la polizia municipale. A conclusione i soliti fogli che non risolvono niente». Come è certo che l’immobile sia appartenuto ai Pirari Varriani e che in quella loro casa natale siano state realizzate le opere d’arte di Giovanni Antonio, Piero e Antonino, premiate nel corso del ‘900 alla Biennale di Venezia e al Festival di Cannes, di contro, oggi, c’è l’enigma di chi siano gli effettivi proprietari: «Abbiamo tentato di contattarli – spiega ancora il residente –: l’immobile allo stato attuale risulta di proprietà della società Topijei srl che ha sede in diverse parti d’Italia. Da loro non è arrivata nessuna risposta ma da quello che sappiamo se ne stanno occupando Comune e Procura. Qualche mese fa era apparso anche un annuncio di vendita, poi sparito dopo pochi giorni, per un valore di 600mila euro. Chiediamo al Comune una ristrutturazione dell’immobile: sarebbe utile ripristinare il tetto e mettere in sicurezza le mura. Non ne chiediamo la demolizione totale perché ne conosciamo il valore storico e artistico che ha per l’intera città». Sulla questione interviene l’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Beccu: «Conosco bene la situazione. Dal punto vista giuridico – spiega – è difficile poter agire su una proprietà privata, noi non possiamo demolire tutte le case pericolanti. Farò un sollecito ai privati proprietari di immobili affinché si adoperino: ci sono delle responsabilità che competono esclusivamente a loro. Va bene appoggiarsi al Comune ma non è questo il passaggio corretto da seguire. L’amministrazione potrebbe attivarsi per tutelare l’interesse storico del bene – conclude – ma sarebbe sconveniente, come già successo per altri immobili, farsi carico di strutture che presentano un grave stato di usura per poi lasciarle sul groppone alle prossime amministrazioni. Sarebbe bello dedicare quello spazio con la realizzazione di una piazza al posto dell’immobile, alle figure che lo hanno abitato».

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