Alla scoperta del medioevo a Orosei attraverso la devozione popolare – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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OROSEI. Dall’alba del cristianesimo fino al complesso ospedaliero di Sant’Antonio abate, passando per la parrocchiale di San Giacomo dopo aver fatto tappa nella chiesa di Santa Maria del Mare, all’antico centro demico di Bithè (di cui oggi è rimasto soltanto il toponimo) e le sue chiese, e ancora nelle chiese medioevali, quelle tuttora presenti in paese ma anche quelle ormai scomparse da tempo. «I documenti attestano per Orosei il numero sorprendente di ben 29 edifici sacri eretti tra il medioevo e la metà del Settecento, lungo periodo in cui il paese conta una popolazione che si aggira appena sulle 1.000 unità» sottolinea il direttivo del Centro studi “Giuseppe Guiso” nella nota di presentazione del saggio “Orosei sacra. Devozione popolare e le sue chiese di impianto medioevale” di Michele Carta, pubblicato lo scorso ottobre (la pandemia ne ha impedito qualsiasi presentazione) dallo stesso Centro studi per i tipi delle edizioni Centro stampa Baronia. Un volume cartonato di grande pregio, curato con rigore e meticolosità in ogni suo capitolo, tra documenti editi e fonti archivistiche rimaste finora inedite, e con un ricchissimo apparato iconografico che ne facilita e accompagna la lettura. Una nuova opera che lo storico Michele Carta, già autore di diversi e fondamentali studi su Orosei e la Baronia tutta, mette ancora una volta a disposizione di appassionati ricercatori e semplici curiosi. «Del medioevo a Orosei – scrive Carta – si aveva finora un quadro alquanto approssimativo, incentrato in prevalenza sulla presenza e attività della numerosa colonia dei mercanti pisani o sulle vicende dei numerosi feudatari che da lontana sede avevano malamente governato, sfruttandola, l’intera contrada: quadro che l’analisi specifica di chiese come Santa Lucia, San Gavino, San Salvatore, Santa Maria di Loddusìo e soprattutto del complesso ospedaliero di Sant’Antonio abate ha contribuito sicuramente ad ampliare in larga misura».

Non a caso questo libro inaugura una collana del Centro studi “Giuseppe Guiso”, “Patrimonio identitario di Orosei”, che negli anni a seguire regalerà di certo sorprese interessanti. Proprio come è questo viaggio nella devozione popolare con Michele Carta che fa da indiscusso Cicerone tra monumenti, cappelle, altari, arredi, simulacri e inventari, spesso dando voce persino alla viva voce degli anziani, alle leggende popolari e alle tradizioni che hanno segnato la storia della comunità. Sempre e comunque con tanto di documenti alla mano, siano essi degli Archivi di Stato, comunale o diocesano o parrocchiale. I questionari Corongiu e Solinas, i Quinque libri, gli atti testamentari, il Libro delle messe legate della parrocchia d’Orosei: ogni faldone, ogni singola carta, è anche un patrimonio linguistico (latino, sardo, catalano e castigliano) che Michele Carta traduce affinché tutti possano accedere a questo scrigno di informazioni. «Il lettore più comune, ma anche quelli più aggiornati – evidenzia nella conclusione l’autore del libro –, coglieranno sicuramente numerose altre novità sulle quali non intendo soffermarmi, lasciando agli interessati libertà di giudizio eventualmente anche critico, ma sperando solo che, come me, riconoscano l’importanza di salvaguardare il patrimonio non solo materiale e artistico ma anche quello identitario tramandatoci fin dai secoli lontani dai nostri antenati».

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