Alcol e droga: tra i giovani è boom di dipendenze – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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NUORO. È boom di dipendenze. «Aumentano i consumatori e sono sempre più giovani». Venti per cento in più le prese in carico nell’ultimo anno. I nuovi utenti sono gli adolescenti sorpresi in casa a bere, e vittime del “poliabuso”: l’uso contemporaneo di due o più sostanze psicoattive, con modalità che possono più o meno configurare una situazione di dipendenza.

Un vero bollettino di guerra quello fotografato dalla direttrice del Serd nuorese, Rosalba Cicalò, a cui fa capo anche il Serd di Macomer per un territorio che conta una popolazione di 160mila abitanti. Primo impietoso bilancio dell’attività svolta nell’ultimo anno, ma come ammette la stessa direttrice «si tratta di un dato destinato a peggiorare: i danni peggiori li vedremo tra qualche anno».

Sono 1300 i pazienti attualmente seguiti nel territorio, due i Serd attivi (Nuoro e Macomer), dopo la chiusura del Servizio a Siniscola che ha letteralmente mandato in tilt i pazienti della zona. «Ma nonostante tutte le difficoltà non abbiamo chiuso un giorno – sottolinea Rosalba Cicalò –. Anche in pieno lockdown, il servizio non si è mai fermato, senza nessuna lista d’attesa ma con il personale sempre in prima linea per offrire tutto il supporto possibile».

Ma a preoccupare l’esperta in dipendenze, è il cambio di utenza registrata negli ultimi tempi. «Siamo passati dal paziente 50enne, maschio principalmente etilista, a giovani, in alcuni casi giovanissimi (l’utente più giovane ha 11 anni), che presentano dipendenze da poliabuso – spiega Rosalba Cicalò –. Si tratta dunque di una utenza molto diversa che necessita di un piano d’azione a 360 gradi, particolarmente difficile da trattare – aggiunge –. Nel corso di quest’anno sono stati quasi 200 i nuovi utenti con un elevata presa in carico di minori, con problematiche psichiatriche conclamate, che hanno più volte tentato il suicidio». Dopo la fine del lockdown, con scuole chiuse e attività sportive, culturali e ricreative spesso sospese, per i più giovani sono venute meno importanti occasioni di socializzazione. In questo vuoto, l’alcol, le sostanze psicoattive e le benzodiazepine hanno trovato spazio prima nel periodo di isolamento, e poi come spinta per la socializzazione in una movida che non conosce regole e finalità, se non quella di cercare un’alterazione attraverso l’eccesso nell’uso di sostanze psicotrope e di bevande alcoliche. «Dall’altra parte, invece, ci sono gli utenti storici che, purtroppo, hanno aumentato l’uso e l’abuso, e tanti di quelli che ormai da anni ne erano usciti, sono ricaduti nel vortice delle dipendenze – sottolinea Cicalò –. Molti di questi non avendo più accesso allo spacciatore di strada si sono riversati su alcool e sostanze sintetiche, reperite su internet e adesso si ritrovano con nuove dipendenze». Le persone che avevano già problemi alcol-correlati sono quindi peggiorate durante la pandemia a causa del generale stato d’ansia. «L’alcol diminuisce le difese immunitarie e, soprattutto, predispone alle infezioni virali, aumentando il rischio di contrarre il Covid. Rientra, quindi, tra quelle sostanze che andrebbero regolamentate. Molte nazioni – conclude la direttrice del Serd – durante la pandemia ne hanno vietato la vendita».

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