Aiutava il marito a fingersi invalido, la moglie a processo per truffa – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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MONTRESTA. All’inizio erano due, ora l’imputata è solo una, F.P., e deve rispondere di truffa ai danni dello Stato. Il marito è uscito di scena in una precedente udienza perché ritenuto non processabile dal perito nominato dal giudice. Il legame tra i due, oltre che sentimentale, secondo il pubblico ministero Armando Mammone è molto forte anche in questa vicenda giudiziaria che inizia quando il signore rimane ferito in un incidente di caccia nel 2017. Succede, si dirà, ma non dovrebbe succedere in un caso come questo perché la persona ferita risulta invalida al 100 per cento e incapace di camminare da sola. Ci sono i certificati di Inps e Inail a dimostrarlo e ci sono i soldi che percepisce mensilmente per l’assistenza sociale.

È in quel momento che ai carabinieri viene chiesto di indagare e capire se ci sia una truffa dietro la vicenda. Così si arriva alla richiesta di rinvio a giudizio e infine al processo, dove viene imputata la moglie della persona invalida, mentre quest’ultima uscirà di scena proprio per la perizia disposta dal giudice con la quale si stabilisce che non sia in grado di partecipare al processo per incapacità di intendere e volere. Si va quindi avanti con la sola Francesca Pintore chiamata a rispondere del reato perché avrebbe aiutato il marito in quella che l’accusa ritiene una messa in scena. Di fronte alla commissione che doveva giudicare dell’invalidità del marito, la signora parlava coi medici al posto suo e «rappresentava una situazione di inabilità più grave di quella reale». Così avrebbero fatto cadere in errore i sanitari e, di riflesso, l’Inps che, dal luglio 2015 al giugno 2018, aveva erogato in favore del disabile 18.476,28 euro a titolo di indennità di accompagnamento e 10.917,81 come pensione di invalidità.

In seguito all’incidente di caccia del i carabinieri iniziarono però a fare una serie di verifiche con appostamenti, servizi di osservazione, controllo di filmati video e ritennero che la persona che percepiva l’indennità e la pensione di invalidità era in grado di muoversi autonomamente.

A dimostrarlo ci sarebbero le numerose testimonianze dei militari che ieri hanno ricordato, rispondendo alle domande del pubblico ministero Armando Mammone, dell’avvocato difensore Vittorio Delogu e del giudice Marco Mascia, come fosse in grado di salire da solo sulla scalinata che porta alla chiesa di San Cristoforo in occasione della festa, di spostare le sedie in chiesa o di muoversi autonomamente al bar quotidianamente. La difesa ha contestato la legittimità dell’acquisizione di alcuni filmati e ha insistito sul fatto che le commissioni mediche continuino tutt’ora a dichiararlo invalido.

Matassa difficile da sbrogliare? Le udienze intanto vanno avanti e la prossima è fissata per il 6 giugno.

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