Accadde oggi: il 13 agosto 1949 la prima grande rapina stradale del dopoguerra, finita nel sangue – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Sono armati di mitra e bombe a mano, e sono in tanti, si sono piazzati sulla strada Tortolì-Villanova Strisaili all’altezza di Monte Maore. Al passaggio del camioncino che trasporta le paghe degli operai spuntano all’improvviso e l’autista è costretto a frenare. Si sta costruendo la nuova diga sul Flumendosa, e a bordo ci sono quasi 9 milioni di lire. Dopo pochi secondi giunge la camionetta dei carabinieri di scorta al portavalori.

I banditi aprono il fuoco contro i militari. Quattro restano uccisi, altri 5 feriti. Non è la prima volta che i banditi assaltano dei mezzi sulla strada. Alle 9.15 del 7 aprile era stata assaltata la corriera della tratta Nuoro-Lanusei, da sette uomini armati e mascherati. I 30 passeggeri vengono fatti scendere e derubati di tutto ciò che hanno, accade al valico di Correboi. Ma nessuno rimane ferito.

Altri episodi seguono nei mesi successivi e si apre una sorta di stagione degli assalti, tanto che cominciano a emergere delle “Personalità”, dei banditi che più di altri si mostrano temerari e diventano quasi figure leggendarie, finché non vengono arrestati. Tra loro spiccano Pasquale Tandeddu e Giovanni Battista Liandru che verrà soprannominato “Il bandito Giuliano della Sardegna”.

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