Accadde oggi: 31 maggio 2015, Daniele Conti gioca la sua ultima partita in rossoblù – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Sono passati cinque anni da quel 31 maggio 2015 quando il centrocampista del Cagliari Daniele Conti salutò i tifosi rossoblù allo stadio Sant’Elia dopo aver annunciato il ritiro dal calcio giocato. Fu in occasione del match contro l’Udinese (vinto 4-3 dal Cagliari ormai retrocesso in serie B), che però non se la sentì di giocare. «Il pensiero di chiudere con una retrocessione mi ha distrutto», dichiarò in seguito alla Gazzetta dello Sport.

Al termine della gara, il centrocampista di Nettuno figlio del mitico Bruno salutò in lacrime i tifosi presenti allo stadio, abbracciando i compagni di squadra e facendo tante volte il giro del campo. Quelle lacrime contagiarono quasi tutti i tifosi, che non le potranno mai dimenticare.

Un anno dopo, il 23 maggio 2016, fu organizzata una festa in suo onore, il Conti Day, dove per l’occasione tornò a giocare in un amichevole con i big che hanno fatto la storia del Cagliari. Era presente anche Bruno Conti, che giocò alcuni minuti per onorare il figlio.

Un addio ad una carriera con la maglia rossoblù lunga 16 anni, 464 partite disputate e 51 goal segnati. Una carriera che, durante le gare contro la Roma, lo ha visto spesso contrapposto a papà Bruno, che sembrava combattuto tra la soddisfazione di vedere il figlio calciare la palla in rete e la delusione per il goal subito dalla sua Roma. Perché, ironia della sorte, fu lui l’autore di molti gol inferti ai giallorossi sia all’Olimpico che al Sant’Elia, tanto da guadagnarsi l’antipatia dei tifosi romanisti.

Dopo tre anni nella squadra capitolina, a 20 anni venne ceduto in comproprietà al Cagliari, nel 1999. La Società dell’allora presidente Massimo Cellino poi riscattò l’intero cartellino del centrocampista. Esordì nello stesso anno in una partita contro la Lazio.

I primissimi tempi con la casacca del Cagliari non furono dei migliori, perché il giovane Conti non riusciva a dare il meglio di sé e per questo veniva contestato dal pubblico. Tutto si poteva pensare di Daniele tranne che sarebbe diventato una bandiera, il giocatore venuto dal Lazio ma più attaccato ai colori cagliaritani rispetto a tanti altri che in Sardegna ci sono nati. Tutto si poteva pensare di lui tranne che avrebbe giurato amore eterno non solo alla squadra ma anche alla città che lo ha sempre fatto sentire a casa. «La mia Nazionale è stata sempre il Cagliari. Sono legato troppo a questa maglia e il resto non mi interessa» , dichiarò in risposta alle mancate convocazioni in azzurro. In effetti, non ha mai risentito di questa mancata opportunità.

Divenne Capitano indiscusso dopo il ritiro di Diego Lopez nel 2011. Ogniqualvolta si doveva battere una punizione, la speranza dei tifosi era che la tirasse lui, perché spessissimo quel tiro si tramutava in gol. Una delle caratteristiche più amate dal popolo rossoblù era il suo ruolo di motivatore della squadra. Questo ruolo gli valse il riconoscimento di “Leader in campo” nel corso della kermesse Football Leader per essere stato in grado più di altri di trasmettere ai compagni le direttive degli allenatori.

La sua assenza dal calcio giocato pesa come un macigno sia in campo che nel cuore dei tifosi. Tuttavia, come tanti altri ex rossoblù, anche Daniele ha scelto di rimanere in città, dove tuttora vive con la moglie Valeria e i due figli Manuel e Bruno, che crescono nelle giovanili del Cagliari. Dopo aver intrapreso una breve esperienza come allenatore conseguendo il relativo patentino abilitativo, da gennaio 2016 è collaboratore del settore giovanile e ambasciatore del Club.

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