Accadde oggi: 23 marzo 1973, esce The Dark Side of the Moon, il disco perfetto – Pescheria di via Tirso – Tortolì

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Negli Stati Uniti venne pubblicato qualche giorno prima, in Inghilterra, invece, The Dark Side of the Moon uscì il 23 marzo di 48 anni fa.

L’ottavo album in studio dei Pink Floyd è il disco eterno, che ancora vende e ancora, addirittura, si trova in classifica. Con le sue architetture musicali, i suoi suoni cosmici, le sue rivoluzionarie intuizioni ha per sempre cambiato la faccia del rock, portandolo in territori fino ad allora inesplorati.

La copertina, che reca l’immagine del prisma (fu creata da George Hardie su input di Storm Thorgerson e Aubrey Powell della Hipgnosis per uno dei design più iconici della storia della musica) è da molti considerata la più bella di tutti i tempi.

Il disco è da molti considerato il capolavoro della ricca produzione dei Pink Floyd e in classifica ininterrottamente da oltre 1100 settimane, record ineguagliabile anche per gruppi iconici come i Beatles e i Rolling Stones, superando i 50 milioni di copie vendute.

 

The Dark Side of the Moon è il disco del tempo, della morte, del denaro, dell’incomunicabilità, e della follia: sono i temi principali dell’album. Nel 1973 la fine della guerra del Vietnam aveva spazzato via le utopie e le illusioni degli anni Sessanta.

Mentre la dimensione collettiva perdeva sempre più importanza, l’unico viaggio decisivo da intraprendere era all’interno di noi stessi, senza trascurare le zone d’ombra, la “faccia oscura della luna”.

Già da Breathe è evidente che i Pink Floyd avevano abbandonato lo spazio per concentrarsi sulla dimensione terrena, sul respiro, sull’essenza della nostra umanità.

The Great gig in the sky, sorretto dalle tastiere cinematiche di Richard Wright e dall’emozionante assolo vocale di Clare Torry, è un chiaro riferimento alla morte, anche se nel 1990 è stata votata da una radio pubblica come “Miglior canzone con cui fare l’amore”.

Money è stato l’unico blues in 7/8 ad arrivare in cima ai singoli di Billboard, mentre Time è una profonda riflessione sul trascorrere inesorabile del tempo e sulla sua inafferrabilità.

Lo stress dei viaggi e la paura di morire in volo attraversano On The Run, così come i conflitti politici e la guerra hanno ispirato Us And Them.

Il viaggio sonoro si conclude con Eclipse, il cui testo è un elenco di cose apparentemente senza senso (“Tutto ciò che tocchi/Tutto ciò che vedi/Tutto ciò che assaggi/Tutto ciò che senti/Tutto ciò che ami/Tutto ciò che odi/Tutto ciò di cui diffidi”…), che in realtà rappresenta la chiusura del cerchio.

Tra le tante leggende metropolitane che circolano su The Dark Side of the Moon, una delle più suggestive è la sorprendente sincronia tra i brani dell’album e le immagini del film Il mago di Oz.

Secondo le intenzioni di Roger Waters le canzoni dell’album volevano essere “un’espressione di empatia politica, filosofica e umanitaria”.

https://www.youtube.com/watch?v=bjNjPF2RYdQ

Il disco si chiude con le parole di Gerry O’Driscoll, il portiere dei leggendari studi di Abbey Road: “Non c’è un lato oscuro della luna, tutto è oscuro”. In realtà c’è la musica dei Pink Floyd a portare sulla Terra un po’ di luce.

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