A Ottana una “prima essia” simbolica

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OTTANA. Nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, Ottana non rinuncerà all’accensione del fuoco di sant’Antonio, su ‘ogulone, il falò che, il 16 gennaio, all’imbrunire, illumina i vespri in onore del santo patrono del fuoco; non rinuncerà neppure alla prima uscita delle maschere etniche, “sa prima essia” di boes, merdules e filonzana, che ogni anno coincide, in una sorta di simbiosi tra sacro e profano, con la celebrazione religiosa. «Ma tutto sarà in forma simbolica» precisa il sindaco, Franco Saba.

Proprio l’altro ieri si è tenuta una riunione tra i rappresentanti delle associazioni che sono coinvolte nell’organizzazione dell’evento, la Pro loco, la protezione civile, il comitato di sant’Antonio, il nuovo parroco don Pietro Borrotzu e il primo cittadino per mettere a punto il programma che sarà in formato ridotto. “La salute e la sicurezza dei cittadini – sottolinea il sindaco – vengono prima di qualsiasi altra cosa. Non vogliamo, tuttavia, rinunciare alla nostra tradizione secolare che non si è mai interrotta neppure in periodo di guerra o in occasione della peste”. Stavolta, perciò, in piazza San Nicola non verrà acceso un grande fuoco, come accade ogni anno, ma solo un piccolo falò simbolico che il parroco benedirà insieme al pane votivo, subito dopo i vespri, che verranno celebrati nella chiesa parrocchiale di san Nicola e non in quella prospiciente dedicata a sant’Antonio abate. Successivamente, all’imbrunire faranno la loro comparsa in piazza le maschere etniche annunciate dal suono dei campanacci. Ma non ci sarà il grande corteo di boes e merdules seguiti dalla lugubre e claudicante filonzana: a “sa prima essia” ci saranno solo sei maschere in rappresentanza delle due associazioni culturali boes e merdules e merdules betzos.

La tradizione verrà ripetuta, immutabile nel tempo. Le maschere gireranno per tre volte intorno al fuoco alla ricerca dei presagi, invocando magari la fine della pandemia per il bene di chi lavora in campagna. Poi, nella grande piazza, dove vigila l’austera cattedrale di san Nicola, tornerà il silenzio della notte. Non ci saranno i balli popolari intorno al fuoco, né risuonerà il ritmo di “s’affuente”, il piatto in ottone che, percosso con una grande chiave, accompagna il ballo. Non ci sarà neppure la tradizionale cena a base di fave con lardo, né l’offerta delle “gazzas”, i tipici dolci che, la sera della “prima essia”, gli ottanesi offrono ai presenti. Stop anche al concorso fotografico che immortala l’uscita delle maschere e i giri intorno al fuoco. «Ma anche questo evento non sarà interrotto – fa sapere il sindaco –. Si farà online attraverso la ricerca storica di foto scattate nelle edizioni precedenti”. Ottana, insomma, non rinuncia alla tradizione che si ripete la sera del 16 gennaio. Nel 2021, però, tutto sarà in formato ridotto e senza assembramenti come impone la lotta alla pandemia. Il voto a sant’Antonio continua. Stavolta con una preghiera in più.

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